CAMPARISODA
L’APERITIVO FUTURISTA
L’aperitivo a Milano si diffuse negli anni Venti, quando ci si riuniva prima dei pasti per bere qualcosa conversando di politica, cultura e società: i locali del centro erano i maggiori punti di ritrovo, come il Bar Zucca che un tempo si trovava in via Orefici, e poi il Campari, simbolo amarcord dei bar meneghini.
Gaspare Campari, self made man novarese del secolo scorso, aprì un locale - ai tempi “ buvette” - nel coperto dei Figini, in piazza Duomo.
Liquorista prima che barman, Campari inventava elisir, amari, creme alcoliche, come il «Bitter all'uso d'Hollandia» che fece la sua fortuna. Nel 1867 si inaugurava la galleria che collega Piazza Duomo con Piazza della Scala mentre il coperto dei Figini veniva abbattuto per fare spazio al progetto: Campari decise allora di aprire il bar direttamente in galleria, il cuore pulsante della cultura e dello svago milanese. Al Campari (in seguito Gran Bar Zucca) si respirava la storia: era il punto di riferimento per letterati, artisti, musicisti, turisti, borghesi. Tutta la Milano-bene si incontrava qui a bere Campari con uno spruzzo di soda.
Era già il locale prediletto di Verdi e Toscanini. Dudovich e Carrà erano clienti assidui delle ore notturne e persino il re Umberto I aveva una predilezione per il suo caffè. Il moderno impianto di refrigerazione installato nelle cantine regalava ai clienti il piacere di un Campari e selz ghiacciato al punto giusto. Nel 1912 il bar divenne anche ristorante: il lungimirante imprenditore decise di aprire un locale «di passo», vale a dire di passaggio, proprio in Galleria. Il bar, allora noto come Camparino, fu inaugurato nel 1915 e divenne il padre dell’aperitivo milanese servendo abitualmente, insieme ai cocktail a base di Campari, stuzzichini e cibi freddi di accompagnamento.
Il bitter del Camparino era diverso dagli altri. Tre i segreti della mescita: il bicchiere lungo e sottile evitava la dispersione dell'aroma, fresco al punto giusto e spruzzato di acqua gasata, ma solo in superficie, per assaporare le tonalità dalla più leggera alla più intensa.
Fortunato Depero
“Sifone e bicchiere” - 1931
Nel 1932, come verrà descritto in seguito, Campari diede inizio alla commercializzazione di Camparisoda e fu subito un successo. La bevanda incontrava i gusti di tutti coloro che al bar bevevano Campari con una spruzzata di selz. Camparisoda venne immesso sul mercato in bottiglie da 9.8cl a forma di calice rovesciato, perfettamente dosate per un consumo impeccabile ed uguale ovunque.
Il sodalizio Campari - Depero: imprenditoria illuminata e genialità futurista
La storia del gruppo Campari nasce dunque con le attività della famiglia omonima nel 1860: è Gaspare Campari l’inventore dell’“aperitivo rosso” a media gradazione alcolica che ancora oggi porta il suo nome. A Milano si sviluppano le prime attività industriali e nel 1904 nasce lo stabilimento di Sesto San Giovanni. Dal 1923 Campari varca le frontiere nazionali, con l’apertura di stabilimenti in Francia, Svizzera e Brasile. L’esportazione internazionale caratterizza l’evoluzione della società, portando i marchi ad esser distribuiti in oltre 80 Paesi già all’inizio degli anni Sessanta.
Il nome di Campari è indissolubilmente legato alla storia e all’evoluzione della pubblicità. Negli anni dello sviluppo industriale, in cui i manifesti prendevano posto delle réclames, Davide Campari intuì che il commercio doveva includere un piano di comunicazione efficace e d’effetto, in quanto il “passaparola” non era più sufficiente a far crescere la fama di un prodotto.
La comunicazione Campari debuttò nel 1889 con un sintetico listino prezzi tra le pagine dei piccoli annunci del Corriere della Sera. Nel giro di poco tempo l’uscita pubblicitaria sui quotidiani diventò direttamente proporzionale alla crescita della ditta Campari, che da bottega artigiana diveniva impresa industriale. Il logotipo Campari iniziò cosi il suo percorso che lo vede protagonista ancora oggi. Tre gli elementi fondamentali: il logo, il prodotto e un colore capace di attrarre. Davide Campari iniziò a collaborare con i migliori artisti emergenti, lasciando loro la massima libertà creativa e di sperimentazione. Sacchetti, Cappiello, Dudovich, Mora, Metlicovitz, Nizzoli furono soltanto alcuni degli artisti che si cimentarono con il rosso del Campari comunicando il fascino di un mondo in profondo cambiamento.
Ci fu un momento, in particolare, intenso, “nuovo” che legò Campari alla storia dell’arte contemporanea e poi del design: l’incontro con il Futurismo e con Fortunato Depero.
Due condizioni hanno originato questo legame così riconoscibile ancora oggi: il Futurismo attribuiva un nuovo valore alla pubblicità e all’imprenditorialità; contestualmente Campari si avvicinava sempre più alle forme nuove dell’arte contemporanea. Un avvicinamento che genererà un originale tipo di pubblicità in grado di dialogare con nuovi strati della società, più colti, curiosi capaci di comprendere un linguaggio più moderno. In questo senso, uscendo dal campo della pubblicità è possibile affermare che Campari, tra i primi, ha rappresentato il catalizzatore di sviluppo del concetto di design e cioè di applicazione in termini industriali e socio-economici evoluti dell’idea e dell’opera di creazione artistica.
Le scelte di comunicazione dell’azienda presero così una nuova direzione e Fortunato Depero fu il collante che unì l’azienda al movimento artistico. Depero nel 1919 creò la Casa d’Arte Futurista, che svolse le stesse funzioni di un’odierna agenzia di pubblicità e mise a punto proprio per Campari l’originale strategia di comunicazione che è ancora oggi di una straordinaria attualità.
Fortunato Depero
“Sifone e bicchiere” - 1931
Il 1926 fu l’anno di “Squisito al Selz” ma solo nel ’27 prese il via l’intensa produzione artistico letteraria di Depero per l’azienda.
Il momento più importante della collaborazione tra Campari e Depero si ebbe con il Numero Unico Futurista Campari del 1931 che aprì le porte a nuove iniziative, mirate alla realizzazione di prodotti d’arte di pari passo alle esigenze pubblicitarie. Allo stesso tempo l’opera portò alla fine del sodalizio tra l’azienda e l’artista, che però prima di concludersi diede vita all’originale bottiglia di un nuovo prodotto che avrebbe segnato la storia della produzione di alcolici: il Camparisoda, espressione viva ed innovativa del concetto stesso di design e quindi di applicazione industriale di valori artistici.
Oggi Campari ispira la creatività di molti designer contemporanei come Ingo Mauer (2006) che ha disegnato Campari Light, un lampadario realizzato con le bottigliette di Camparisoda, icona del desing internazionale. E ancora Kartell, in occasione del 150° anniversario di Campari, ha realizzato in esclusiva, alcuni dei suoi pezzi più noti in versione rosso Campari.
Kartell - Campari Red Lamp
Mod. “Bourgie” by Ferruccio Laviani
Ingo Maurer
“Campari Light”
Kartell - Campari Top Mirror
Mod. “Francois Ghost” by Philippe Starck
Kartell - Campari Special Tray
Mod. “Dune” by Mario Bellini
Camparisoda: un'innovazione di packaging e di costume
Camparisoda è, quindi, design dal 1932, da quando Davide Campari chiese a Fortunato Depero di ideare la bottiglia per il primo aperitivo monodose.
La bottiglia di Camparisoda è stata concepita per offrire a tutti i clienti d’Italia la possibilità di consumare un aperitivo uguale ovunque, non solo a Milano. Camparisoda è l'aperitivo a moderata gradazione alcolica dal gusto unico e inimitabile, ottenuto dalla miscela perfetta tra Campari e anidride carbonica. Il flacone, come veniva chiamato, ha la forma di un calice rovesciato. Depero lo disegna in un bozzetto nel 1925, “Pupazzo che beve il Campari Soda”. Il Camparisoda, a cui fa riferimento il titolo, è naturalmente quello preparato dai baristi e non il prodotto che giungerà sul mercato sette anni più tardi. Un pupazzo sorseggia un aperitivo da una bottiglia che sembra avere proprio i tratti della bottiglia di Camparisoda. Lo schizzo diventerà nel 1926 un modello in legno verniciato in bianco e sempre nel 1926 un manifesto realizzato con la tecnica del collage di carte colorate. L’anno successivo, il 1927, con “China su cartoncino” ritorna la forma conica in un manifesto pubblicitario Camparisoda. Nel 1928 infine un disegno a matite colorate su pagina autopromozionale.
Fortunato Depero
“Pupazzo che beve il Campari Soda”
Davide Campari spoglia la bottiglia dell’etichetta per far risaltare la particolare tonalità di rosso attraverso il vetro e stampa a rilievo il nome del marchio e della ditta: PREPARAZIONE SPECIALE, DAVIDE CAMPARI & c. MILANO - CAMPARI SODA. I tratti distintivi della bottiglia: la forma, il colore, il materiale rappresentano elementi di rottura rispetto alle convenzioni delle forme pubblicitarie tradizionali dell’epoca. Nel 1932 Davide Campari ordina la produzione della bottiglia alla Vetreria Bordoni.